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Storia della fotografia.
La parola fotografia ha origine da due parole greche:
foto (phos) e grafia (graphis). Letteralmente quindi fotografia significa
scrivere (grafia) con la luce (fotos). Ebbe origine dalla convergenza
dei risultati ottenuti da numerosi sperimentatori sia nel campo dell'ottica,
con lo sviluppo della camera oscura, sia in quello della chimica, con
lo studio delle sostanze fotosensibili. La prima camera oscura fu realizzata
molto tempo prima che si trovassero dei procedimenti per fissare con
mezzi chimici l'immagine ottica da essa prodotta; le sue prime applicazioni
per la fotografia si ebbero con il francese Joseph Nicephore Niepce,
al quale viene abitualmente attribuita l'invenzione della fotografia,
anche se scoperte recenti suggeriscono che alcuni tentativi ben precedenti,
come quelli dell'inglese Thomas Wedgwood[1], potrebbero essere andati
a buon fine.
Nel 1813 Niepce iniziò a studiare i possibili perfezionamenti
da apportare alle tecniche litografiche e da queste ricerche sviluppò
un interesse per la registrazione diretta di immagini sulla lastra
litografica, senza l'intervento dell'incisore.
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   Con fotografia panoramica (o panoramic mosaic) si intende
la tecnica che permette di creare una immagine che copra un ampio angolo
visivo, tra 180° e 360°, tramite la composizione di un mosaico
di foto adiacenti, in genere con lo scopo di visualizzare un panorama
naturalistico o la vista di un ambiente in modo più simile a
come viene percepita dal vivo. Il metodo più comune consiste nella composizione
di diverse foto adiacenti tramite software automatici. In genere si
usa una sola serie di foto in senso orizzontale, ma è possibile
usare anche più linee sovrapposte, al limite a formare una foto
con angoli di vista orizzontale di 360° e verticale di 180°,
rappresentante l'intera sfera.
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